Le rivelazioni alla Commissione Ecomafie. Depositata in tribunale la perizia sull’area: “L’inquinamento può causare morti”

 

 

Rifiuti,così hanno avvelenato Malagrotta

 

 

Denuncia shock in Parlamento: “Ama risparmia mandandoli in discarica senza trattarli “

 

 

AUDIZIONE shock alla Commissione parlamentare Ecomafie. Un direttore tecnico della società che gestisce la discarica di Malagrotta rivela: «L’Ama per risparmiare manda molte tonnellate di rifiuti non trattati direttamente in discarica, invece che ai nostri impianti di trasformazione, che lavorano al 50 per cento». Non solo: I quattro tmb esistenti in funzione solo 300 giorni l’anno. In serata la smentita della municipalizzata. Ma è bufera. I Verdi: «Subito un’inchiesta della Regione». E intanto il tribunale acquisisce un dossier che afferma:. «Più casi di tumore vicino all’inva-

so».

BOCCACCI, CARBONI

 

 

 

 

Repubblica MERCOLED1 20 GIUGNO 2012

 

RIFIUTI.

 

PAOLO BOCCACCI

 

Come  in un film americano, alla Commissione parlamentare sulle Eco-mafie spunta la verità. «I nostri due impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti funzionano al 50%» svela un ingegnere della Giovi, la società dell’avvocato Manlio Cerroni che gestisce Malagrotta «perché Ama non ci dà i rifiuti trattabili sufficienti e preferisce mandarli in discarica: costa meno». L’azienda in serata smentisce, ma dalle audizioni di due ingegneri, Riccardo Caminada, direttore tecnico della municipalizzata, e Paolo Stella della Giovi, salta fuori uno scenario diverso. Non solo. Dalle risposte alle domande del senatore del Fli Candido De Angelis emerge che gli impianti stessi non funzionano per tutto l’anno. «Non è previsto -spiega Caminada — che lavorino la domenica». E per fare in modo che i due mesi persi vengano «riconquistati» c’è bisogno, chiarisce Ama «di un’autorizzazione della Regione». Anche i tmb della Giovi «aprono sei giorni alla settimana—dice Stella— perché i progetti presentati prevedevano quei tempi».

Ma perché non riescono ad arrivare a pieno regime? Secondo la municipalizzata «se ci fosse l’autorizzazione necessaria le quattro strutture potrebbero trattare tutte e 4 mila le tonnellate di rifiuti — racconta Caminada – Non avrebbero bisogno di grandi modifiche, qualche nastro deve essere allargato ma poca roba». Insomma, per Ama bastava una semplice autorizzazione per fare in modo che a Malagrotta non finisse il tal quale e, quindi, l’Italia non subisse la procedura di infrazione dell’Europa.

E Stella, incalzato da De Angelis sul fatto che i due tmb di Malagrotta invece di 1500 tonnellate al giorno ne lavorino la metà, rivela: «Non ce li ho questi rifiuti, non mi vengono conferiti. Vanno in discarica. Riceviamo al tmb quelli che ci vengono conferiti, le bolle di accompagnamento sono diverse se l’Ama li destina alla discarica o al tmb e se dirotto al tmb un rifiuto che l’Ama ha previsto di mandare in discarica non mi pagano». E alla domanda«perché in discarica?», risponde: «Perché costa di meno. Loro hanno un budget da rispettare e cercano di risparmiare».

Tuonano iVerdi. Per Bonessio «è una battaglia fatta sulla pelle dei cittadini». «Uno scenario terribile –aggiunge il capogruppo in Regione Bonelli, che ha chiesto l’istituzione di una commissione speciale d’inchiesta, Insorge anche Sei con Nieri e Zarattì: «Ora il commissario Sottile farebbe bene a sequestrare gli impianti per metterli nelle condizioni di funzionare a pieno regime».Infine! Radicali: Pur cli risparmiare hanno avvelenato il territorio». E Montino, pd: «Ale-

manno chieda scusa ai romani». In serata la smentita dell’Ama: «La quantità di rifiuti trattati dai 2 impianti è determinata esclusivamente dal Colari, sulla base delle proprie capacità operative comunicate ad Ama e non sulla base di presunte convenienze economiche dell’azienda». La

guerra è appena all’inizio.

 

 

ANGELA MARIA ERBA

 

Mesi di rilevazioni sul territorio, di monitoraggi dell’aria vicino alla “discarica dei veleni”. Un rap-

porto dettagliato e una conclusione che non lascia spazio alle interpretazioni: «La zona di Malagrotta è compromessa». E’ questa la sintesi dello studio

epidemiologico disposto dalla Regione Lazio. Un corposo dossier che è stato depositato nei giorni scorsi in procura, dove i magistrati hanno aperto un fascicolo in relazione à quattro casi di morti sospette per tumore registrate tra gli abitanti di Malagrotta, Massimina e Ponte Gal-ria. Una superficie già dichiarata “a rischio” per la concomitante presenza della discarica, di una raffineria e di depositi di carburante. Esalazioni tossiche e rifiuti stoccati senza rispettare le regole previste dalla normativa europea avrebbero quindi ucciso finora almeno quattro persone, secondo l’ipotesi del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e del pubblico ministeroAlberto Galanti, che hanno già iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo e lesioni colpose

,Francesco Rando, rappresentante legale della Giovi s.r.l., la società che gestisce la storica discarica. «Un’area – si legge nell’analisi epidemiologica- dove i residenti hanno la possibilità di contrarre un cancro alla laringe, al pancreas o al cervello con una percentuale superiore del 3/4 percento rispetto al resto dei cittadini della capitale. E  lo stesso accade per le malatti cardiovascolari o quelle alle vie respiratorie». I ricercatori hanno comunque sottolineato che restano ancora da appurare le cause effettive che potrebbero provocare una maggiore incidenza nel contrarre tumori o malattie. Vanno quindi valutate tutte le possibili variabili che potrebbero influire sulle condizioni degli abitanti del sito, finito sotto la lente degli inquirentí.

L’indagine ha preso il via lo scorso settembre, dopo le denunce presentate a piazzale Clodio dai parenti delle quattro vittime, tutte morte di tumore, nel giro di pochi mesi, tra il 2008 e il 2010. Un’inchiesta ad ampio raggio, che potrebbe anche allargarsi alle altre decine di esposti fatti in questi mesi da chi soffre di patologie, disturbi disfunzio i alla tiroide, problemi cardiocircolatori e respiratori. «Mi auguro che la procura disponga al più presto una consulenza per fare chiarezza su tutto quello che è successo in questi anni» ha commentato l’avvocato Francesca Romana Fragale, presidente dell”Associazione Futuro sostenibile”, che rappresenta le famiglie delle quattro vittime.