sul «corriere»

A Malagrotta più tumori che nel resto di Roma
Dossier della Regione accusa la discarica

I dati in un ricerca epidemiologica: vicino al sito sale del 3-4% la possibilità di contrarre neoplasie alla laringe, al pancreas e al cervello

Chi vive a Malagrotta ha la possibilità di contrarre tumori alla laringe, al pancreas e al cervello con una percentuale superiore del 3-4% rispetto al resto dei romani. E la stessa incidenza è stata registrata per le malattie cardiovascolari e respiratorie. A stabilirlo è uno studio epidemiologico sul quartiere disposto dalla Regione Lazio, depositato nei giorni scorsi in procura dove è aperta un’inchiesta per omicidio colposo dopo la morte di quattro persone, decedute per un tumore, tutte residenti vicino alla discarica. I decessi sono avvenuti tra il 2008 e il 2010.

 

Lo studio della Regione sottolinea anche che non sono chiare le cause che provocano una maggiore incidenza nel contrarre tumori o gravi malattie. Troppe sono le variabili in gioco nella zona (dalla discarica al gassificatore, dalla raffineria all’intenso traffico di mezzi pesanti) che potrebbero influire sulle condizioni di salute dei residenti. «Spero che la procura disponga una consulenza per fare chiarezza su cosa è successo in questi anni», commenta l’avvocato Francesca Romana Fragale, presidente dell’associazione «Futuro sostenibile», che rappresenta le famiglie delle vittime.

Ecomafie la «guerra del talquale», cioè dei rifiuti così come vengono prelevati dai cassonetti stradali. Da una parte l’Ama: «Abbiamo proposto al commissario Goffredo Sottile di trattare 1.000 tonnellate al giorno di rifiuti nei nostri due Tmb». «Si possono trattare – precisa l’Ama – tutte le 4 mila tonnellate di immondizia che Roma produce ogni giorno». Dall’altra la E. Giovi (società di Manlio Cerroni che gestisce gli altri due Tmb e la discarica di Malagrotta) che replica: «I nostri impianti funzionano alla metà delle loro potenzialità perché l’Ama non ci dà rifiuti trattabili sufficienti e preferisce mandarli in discarica perché costa di meno».

 

Al centro rimane la Capitale che produce al giorno circa 4 mila tonnellate di rifiuti, che andrebbero trattati prima di essere ammassati in discarica. Questo, però, non accade perché finora gli impianti non hanno funzionato al massimo delle loro potenzialità: così a Malagrotta finisce il rifiuto così come viene raccolto dai cassonetti, violando le norme comunitarie. Di conseguenza l’Ue ha aperto una procedura di infrazione e il Lazio rischia pesanti sanzioni economiche.

Giulio De Santis
Francesco Di Frischia

L’articolo sul Corriere in cronaca di Roma a pagina 220 giugno 2012 | 18:11

 

Gli impianti di Malagrotta (Imagoeconomica)Gli impianti di Malagrotta (Imagoeconomica)

Intanto scoppia nella commissione bicamerale

 

Gabbiani sulla discarica di Malagrotta (Jpeg)Gabbiani sulla discarica di Malagrotta (Jpeg)

ROMA –