N.46 del 23 dicembre 2012 – Avanti

Morti sospette attorno al sito di rifiuti più grande di Europa. Deve chiudere, ma nessuno sa ancora quale sarà l’alternativa Barbara Conti – Malagrotta, Roma ha paura
mercoledì 19 dicembre 2012
Barbara Conti
Entro il 31 dicembre la discarica di Malagrotta dovrebbe chiudere. Bene, ma poi cosa succederà? Un sito alternativo ancora non è stato trovato, forse si aggiungerà un gassificatore per smaltire almeno una parte dei rifiuti. Comunque si andrebbe a costruire una discarica a pochi chilometri dall’altra, ancora e sempre in altri siti della Valle Galeria, in terreni sempre di proprietà di Manlio Cerroni, l’ottavo Re di Roma, quello della `monnezza’.
La storia è complessa, intrigante, gli interessi in gioco, legittimi e non, sono tanti. L’emergenza è reale, ma per il momento l’unica misura attuata è l’avvio dal 19 novembre 2012 della raccolta differenziata. Con il “Patto per Roma”, infatti, sono stati stanziati 127 milioni di euro per finanziare la raccolta differenziata nel Lazio, per il triennio 2012-2014 di cui 52,8 milioni per quella a Roma. “Con questo progetto pilota – dichiara il presidente di AMA — l’azienda municipalizza della capitale che gestisce la raccolta dei rifiuti -, Piergiorgio Benvenuti, contiamo di raggiungere entro la fine . dell’anno il 30% di differenziata. L’obiettivo strategico definito dal Patto per Roma è il raggiungimento di una percentuale del 50% a fine 2014, quando avremo coinvolto un milione di romani con il
porta a porta”.
Dal Ministero dell’Ambiente, però, fanno sapere che essa è ferma a livelli molto, troppo bassi (di poco superiore al 25%) e ancora lontani dagli obiettivi di legge. Una raccolta differenziata che non decolla, per cui, però; fanno notare da Legambiente i cittadini avranno versato all’AMA nel 2012 oltre 719 milioni di euro 11 in più dell’anno prima.
Le tre “R”, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, completamente disattese.. Tre “R” che equivalgono però anche a: Rispetto per la legge; Ripristino della salute dei cittadini; Redistribuzione delle risorse e riduzione dei costi. Invece il Ministro Clini annuncia di poter ricorrere a “misure straordinarie non negoziabili con la Regione e le istituzioni locali, in linea con le direttive europee e le leggi nazionali, per la gestione del ciclo integrale dei rifiuti di Roma”, che si traduce in portare 1200 tonnellate di spazzatura a Rotterdam in Olanda per un costo di circa 50 milioni l’anno. Circa 15 in più di quanto si spende ora per conferirli in discarica.
“Ipotesi — precisa il Ministero – che potrà essere considerata solo dopo aver definito il sistema integrato di misure che dovrà essere adottato per allineare Roma agli standard europei, e solo dopo avere accertato la possibilità di utilizzare temporaneamente altri impianti disponibili in Italia”.
Il problema è che il pretrattamento dei rifiuti copre ancora meno del 75% del totale, ed espone l’Italia a una sanzione molto onerosa perché l’UE ha aperto da tempo una procedura di infrazione contro l’Italia perché nella discarica ci finiscono rifiuti non trattati. Seconda questione cruciale è che a Valle Galeria l’inquinamento continua ad aumentare. Qui c’è un tasso di mortalità sempre più alto a causa dell’esposizione alle polveri sottili: +82% per malattie dell’apparato respiratorio per gli uomini; +47% per tumore del-pancreas e +92% per quello della laringe per le donne. L’atto d’accusa – ricorda Atlantide Di Tommaso, segretario romano del PSI – è contenuto nello studio del 13 giugno 2012 della Regione Lazio e dell’ARPA, l’Agenzia di Protezione Ambientale. Dai controlli sulla qualità delle falde acquifere situate sotto Malagrotta risultano superati in maniera sistematica i limiti di legge per ferro, manganese, arsenico, nickel e solfati. Valori elevati anche per mercurio, benzene, piombo e cromo. Ma i pericoli non arrivano solo dalla discarica. A Malagrotta, in un’area di pochi chilometri quadrati, ci sono anche depositi di carburanti, una raffineria, un impianto per lo smaltimento di rifiuti ospedalieri e farmaci scaduti, e alcune cave. Non c’è da stupirsi dunque se il `Comitato Malagrotta’ ha lanciato l’allarme: “Il gassificatore va fermato. Va rivisto tutto l’assetto dell’organizzazione del trattamento dei rifiuti e va ripristinata sul,.a 7
territorio, inquinato da una miriade di attività, quella vivibilità che è stata finora impedita ai cittadini”. Tuttavia, è del 2006 l’annuncio dato dagli assessori Nieri e Bonelli di uno stanziamento di dodici milioni di euro in 3 anni per interventi di risanamento ambientale e per la riqualificazione di aree quali Massimina, Malagrotta, Pisana, Santa Cecilia, Piana del Sole, “tutte zone della città dove sono concentrate raffinerie, discariche e cave”. Ma, piuttosto, che fine fa il fiume di soldi che si genera attorno alla discarica di Malagrotta? Quanto ci costano i morti, i malati, gli avvelenati da acque e terreni inquinati? E soprattutto che succederà dopo Malagrotta?
Gerardo Ferrante, presidente dei Comitato Pisana 64, ammazzato il 3 novembre 2008 da tumore poco prima di morire, partecipò all’incontro che aveva fortemente voluto con il prefetto di Roma Mosca. Il prefetto si era impegnato con lui a convocare un tavolo tecnico, con la partecipazione dei comitati e Ferrante lo definì “un prefetto eccezionale, unico”. Forse, come segno del destino, lo stesso giorno del suo decesso, il giudice dott. Francesco Patrone ha condannato a un anno di carcere, 15 mila euro di multa, risdarcimento dei danni e spese processuali, per “mala gestio” della discarica, l’amministratore unico, ing. Francesco Rando. L’avv. Francesca Romana Fragale, presidente dell’associazione “Futuro sostenibile” e portavoce dei parenti delle vittime, in quell’occasione dichiarò: “È stato il trionfo della legalità e una pietra miliare nella tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Dedico questa vittoria all’amico Gerardo Ferrante, deceduto questa mattina”. Ma ci sono altre morti sospette. Almeno tre vittime di neoplasie fulminanti tra il 2008 e il 2010 sembrano legate alla discarica. Enrico Frustalupi, capocantiere presso il gassificatore di Malagrotta; Alberto Lilli, all’epoca presidente del Comitato dei cittadini Malagrotta, e Antonio D’Alessio, altri due abitanti di Valle Galeria. È stata aperta un’inchiesta, allargata anche alle persone ancora vive, ma malate di cancro, con disturbi disfunzionali alla tiroide, problemi cardiocircolatori e respiratori, tutte patologie sospettate di essere legate alla discarica.
Le indagini sono in corso e anche l’Europa ora vuole vederci chiaro. (fine prima parte)

N.1 del 13 gennaio 2013

Morti sospette attorno al sito di rifiuti più grande di Europa. Deve chiudere, ma nessuno sa ancora quale sarà l’alternativa

Barbara Conti – Malagrotta, non chiude la valle dei veleni

mercoledì 9 gennaio 2013

Barbara Conti

Tra spy story e telenovela, ogni giorno che passa la vicenda della discarica romana di Malagrotta si arricchisce di colpi di scena. Doveva chiudere il 31 dicembre e non solo è aperta ancora, ma lo resterà per altri sei mesi, in attesa che tra raccolta differenziata, discariche temporanee, trituratori e incerenitori,come previsto dal decreto del ministro Clini, di gennaio 2013, accada il ‘miracolo’ che risolve la situazione.ed evita l’emergenza rifitui nella Capitale. I tempi sono però stretti
Intanto la Commissione europea vuole vederci chiaro e già dal 16 giugno 2011 ha aperto una procedura di infrazione per le modalità con cui, per anni, è stata trattata la spazzatura della capitale. Sempre la Commissione Europea, il 24 ottobre scorso, ha condannato l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE ad una multa di 56 milioni di euro per il mancato rispetto della sentenza con cui il nostro Paese era stato già riconosciuto colpevole per centinaia di discariche illegali e omessi controlli nella gestione dei rifiuti, nonostante impegni presi nel 2007.
Aggravante è il sospetto che ci sia chi vuole fare ancora business sulla discarica. Manlio Cerroni, presidente del Consiglio di amministrazione della Colari, la società proprietaria di Malagrotta, si è opposto all’esproprio dei suoi terreni per una seconda discarica. A oggi nel contratto d’acquisto non si fissa la cifra che incasserà la società che ha venduto i terreni. I Comuni che porteranno i rifiuti pagheranno Cerroni se sarà lui il gestore della discarica. A sua volta la Colari riconoscerà il 10% di 85 euro (tariffa minima, più alta di quella che attualmente pagano i Comuni) per ogni tonnellata di rifiuti solidi urbani alla Procoio Vecchio (la società venditrice del terreno), e il 7% di 175 euro (sempre tariffa minima fissata dal contratto) per ogni tonnellata di rifiuti speciali. Facendo un conto approssimativo, limitandosi ai rifiuti solidi urbani (Quadro Alto ha un potenziale di 2.500.000-2.800.000 tonnellate) significa in tre anni circa 210 milioni di euro d’incassi; il 10% di quella cifra (circa 21 milioni di euro) andrà alla società che ha venduto il terreno. Anche riducendo a 500mila tonnellate all’anno il conferimento nella futura discarica, considerando che il volume dei rifiuti diminuirà se tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico viaggeranno senza sosta, il “fatturato” della discarica sarà di circa 130 milioni di euro in tre anni e 13 milioni andranno alla società venditrice.
Ora per Cerroni salta fuori anche un’inchiesta con le ipotesi di reato quali associazione a delinquere, estorsione, truffa, traffico illecito di rifiuti. Da “L’Espresso” sappiamo che i filoni d’indagine sono tre. Riguardano la gestione di Malagrotta, gli impianti per la produzione di combustibile da rifiuti (cdr) che l’imprenditore ha costruito ad Albano Laziale e la cava di Monti dell’Ortaccio che, nei progetti di Cerroni e del commissario per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, dovrebbe presto diventare la nuova mega discarica della capitale. Il fascicolo è così delicato che, oltre ai due pm titolari Maria Cristina Palaia e Alberto Galante, è sceso in campo anche il procuratore capo Giuseppe Pignatone, che ha deciso di coordinare in prima persona la fase finale dell’inchiesta. Ovviamente colui che è stato ribattezzato “Il Supremo” nega tutto. Però i conti non tornano e dal Comitato Rifiuti Zero fanno sapere: “Constatiamo che non è stato avviato nessun progetto per la costruzione di impianti di compostaggio necessari al trattamento dell’umido, che forse gli impianti Tmb di Ama lavorano al massimo della produzione, ma non quelli di Colari, che probabilmente fanno parte del pacchetto Monti dell’Ortaccio. In tutti i casi c’è una certezza: una valanga di immondizia non trattata viene ogni giorno scaricata a Malagrotta, nella valle dei veleni della Galeria, che rischia ancora una proroga fino a giugno 2013”.
Il gassificatore proposto dal Consorzio Ecologico Massimetta (Co.E.Ma.) utilizzerà tecnologia Japan Fukuyama (JFE), la stessa del brevetto svizzero Thermoselect s.p.a., adottato negli impianti di Karlsruhe (identico al progetto presentato da Colari per Malagrotta, ed a quelli proposti per Albano e Mediglia, MI) in Germania ed a Verbania in Italia, entrambi chiusi quasi subito per difetti ed inadeguatezze. La vicenda che riguarda quest’ultimo vede implicato anche il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini che, all’inizio del 1993, garantì allo stesso lo status di centrale di produzione energetica, sebbene nel giugno del ’92 il PM Antonio Simone ne avesse bloccato l’attività ed avesse accusato i dirigenti della Thermoselect di violazione delle norme di tutela ambientale; tutti, poi, condannati in ogni grado di giudizio fino alla Cassazione. I dati parlavano di 60 tonnellate di rifiuti prodotti al giorno, 13 di gesso contaminato altamente inquinante e 8 di ossidi metallici al mese. Riaperto il gassificatore, dopo due esplosioni, un’altra indagine rivela un altro stoccaggio di rifiuti tossici, fino a quella per corruzione anche nei confronti di Clini, del dicembre 2005, per non aver richiesto un’autorizzazione preventiva, poi archiviata quando il processo venne trasferito al Tribunale di Roma. “Il ministro Corrado Clini, già implicato in uno scandalo legato alla Thermoselect nel 1996 per l’inceneritore di Verbania, si trova nuovamente ad essere denunciato, questa volta per violazione del segreto istruttorio e per abuso d’ufficio, nel 2012, in una controversia legata allo stesso tipo di tecnologia. Come faceva il ministro – si interrogano dal Comitato “No all’inceneritore di Albano” – a conoscere il contenuto di una sentenza del Consiglio di Stato prima della sua pubblicazione? Come mai Clini continua a progettare il ciclo rifiuti della Regione Lazio, fondando tutto sul binomio inceneritore-discarica (lo stesso che causò il disastro campano, vedi lo scandalo delle ecoballe dell’inceneritore di Acerra e il caso di Palermo)?”.
Dopo oltre 40 anni di impianti (fra gli altri: inceneritore di Ponte Malnome, chiuso dal Tribunale di Roma nel 1985, dopo un ventennio; discarica di Malagrotta, attiva dal 1976; raffineria di Roma, attiva dagli anni ’60), basta ora con il massacro ambientale della Valle Galeria, ormai soprannominata la Valle dei veleni. Su 8 impianti a RIR (Rischio di Incidente Rilevante) esistenti a Roma, 6 si trovano ancora a Malagrotta. L’incenerimento non è la soluzione del problema dei rifiuti, ma è il rifiuto della soluzione del problema.