Malagrotta, indaga la procura
sui rifiuti indifferenziati

L’esposto dei residenti denuncia il mancato rispetto della procedura d’infrazione Ue. E il Codici prepara una class action per le morti sospette a Valle Galeria

di DOMENICO LUSI e FRANCESCO SALVATORE

A Malagrotta si continua a gettare tal quale. Un gran calderone di rifiuti comuni misti a materiale trattato sversati nella discarica in barba alla procedura d’infrazione dell’Unione Europea e alle disposizioni del prefetto Sottile, che, a fine dicembre, autorizzava solo per cento giorni il deposito del tal quale. A denunciare l’accaduto gli abitanti della Valle Galeria che nell’ultimo mese hanno raccolto in un dossier una serie di foto e video. Immagini, oggetto dell’esposto presentato in procura, su cui i magistrati hanno deciso di vederci chiaro. Il pubblico ministero Alberto Galanti, proprio su questi movimenti sospetti in discarica, ha aperto un fascicolo, per ora ancora senza ipotesi di reato.

Le foto, scattate ad una distanza di circa 500 metri dal luogo all’interno della discarica nel quale si svolgono le attività di conferimento rifiuti, mostrano i camion intenti a gettare sacchi voluminosi non ancora aperti, materassi e rifiuti di grossa taglia. A insospettire i denuncianti, inoltre, la numerosa presenza di gabbiani, immortalati da un video, indice di una presenza di materiale organico fra l’immondizia buttata. In un’immagine del 6 giugno si nota invece la presenza di Fos  –  la frazione organica stabilizzata, frutto di un trattamento  –  pronta per essere gettata sopra i rifiuti in parte non pretrattati.
Secondo gli abitanti, inoltre, in seguito alla denuncia e ai diversi articoli apparsi sui giornali locali, sarebbe stato costruito un argine di argilla e scarti di lavorazione per oscurare la visuale dall’esterno. Muro immortalato

dalle macchine fotografiche degli stessi abitanti.

Un nuovo fascicolo, quindi, che parte proprio a pochi giorni dall’udienza  –  l’8 luglio  –  che deciderà le sorti dell’inchiesta del pm Galanti sulle morti sospette a Malagrotta. Sul fascicolo, in cui è indagato per omicidio colposo e avvelenamento colposo delle acque il rappresentante della E. Giovi Francesco Rando e quello dell’impianto Total Erg e Ama, pende una richiesta di archiviazione del magistrato per scadenza dei termini a cui le parti offese, alcune delle quali difese dall’avvocato Francesca Fragale, hanno fatto opposizione.

E’ di alcuni giorni fa, inoltre, la notizia di un’ulteriore morte sospetta che porterebbe a cinque le vittime per tumore nell’area di Malagrotta. Si tratta di G. A., scomparso a 70 anni a seguito di un carcinoma renale e fino a poco tempo fa tra le oltre venti persone che si erano costituite in giudizio per essersi ammalate di cancro.

Sull’ipotesi di un’archiviazione dell’inchiesta per le morti sospette per l’inquinamento ambientale si è espressa anche l’associazione dei consumatori Codici che ha avviato un’azione collettiva “Da numerosi studi si rileva una correlazione tra le sostanze presenti nelle acque a ridosso della discarica di Malagrotta e le patologie che hanno colpito i residenti  –  ha detto il responsabile Marisa Barbieri  –  i cittadini hanno tutto il diritto di veder riconosciuto il loro diritto alla salute e a vivere in un ambiente che non sia fonte di pericolo. L’inquinamento ambientale della Valle Galeria ha causato fin troppe conseguenze sulla vita dei residenti”.

(21 giugno 2013)